DELL’ OGGETTO E DEL DONO

Chi vive la condizione di disturbo dello sviluppo intellettivo non riesce a fare la differenza tra oggetto e dono. Un oggetto è solitamente in relazione alla sua funzione ed è riconosciuto per l’utilizzo che se ne fa. Un bicchiere contiene l’acqua e serve per bere. Quell’oggetto appaga un esigenza. Di un mazzo di fiori viene percepita la bellezza, il profumo e viene utilizzato per essere messo in un vaso per un occasione.

Quando un normotipo ha necessità di donare qualcosa realizza tutta una serie di valutazioni relative al valore che l’oggetto potrebbe avere, alla sua grandezza, a chi dovrà andare, ciò che può rappresentare per l’altro e per se stesso. Chi vive la condizione di disturbo intellettivo non possiede le competenze per cogliere queste valutazioni in maniera completa in quanto relative ad un pensiero formale evoluto.

Poniamoci ora la solita domanda: cosa migliora questa disfunzionalità in noi? Cosa rappresenta?

La risposta è semplice. Quando la persona con disabilità intellettiva dona qualcosa non ha bisogno di dimostrare nulla. Attraverso quel dono offre se stesso con la sua semplicità il suo coraggio e la sua lealtà. Tutto questo somiglia, per certi versi alle azioni che si realizzano nell’arte Hwa Rang Do.

Dall’ultimo degli allievi al maestro più alto in grado, nel combattere, riprodurre le forme, eseguire tecniche di difesa, non c’è nulla da dimostrare a nessuno ma ci si mette in gioco con onestà evidenziando la realtà di se stessi con tutti i propri limiti, fidando nel coraggio, nel supporto degli altri e nel valore dell’umanità come fattore accumunante (gli esseri umani non sono diversi perchè sanno fare cose diverse o perchè hanno competenza e capacità differenti, gli esseri umani sono diversi perchè tutti meritevoli di rispetto della propria individualità a prescindere da ciò che pensano o fanno e dicono, il fatto di essere umano è un valore fondante che prescinde dal resto).

Gualtiero Montesi

Categorie: hwarangdo

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